La secessione fa il pieno
tra i lavoratori lombardi
Un'indagine svela: i consensi maggiori nel Nord-Ovest

 

VENEZIA - Secessione sì, secessione no. Sembra un ragionamento tutto interno alla realtà veneta, che ormai è diventata una sorta di ossessione nazionale, quasi la coscienza cattiva del Bel Paese. Errore [i massmedia di regime stanno facendo di tutto per dividere il fronte padano - nota].
A leggere lo studio realizzato dal sociologo Daniele Marini, direttore della Fondazione Corazzin di Venezia, i secessionisti non stanno solo in Veneto, ma hanno fatto proseliti anche in quel Nord-Ovest che molti dipingono come terra dell'equilibrio e della ragione. E' lì che il 45% degli intervistati (il campione è composto da 1.200 lavoratori dipendenti) considerano l'indipendenza del Nord una prospettiva vantaggiosa e auspicabile, oppure un'ipotesi che procurerebbe risultati positivi sul piano concreto.
A spingersi più in là sono i lombardi, dove la percentuale dei favorevoli sfiora il 47%.
E i "nordestini", che passano per i più arrabbiati d'Italia [di Padania, please - nota] si fermano a un modesto 42%, segno che la proposta secessionista non è certo monopolio dei veneti [è la proposta dei padani, infatti - nota].
Le sorprese non finiscono qui.
Se passiamo al sindacato, la "vulgata" vuole che i più inclini all'indipendenza siano gli iscritti alla CISL, mentre si attribuisce a chi aderisce alla CGIL o alla UIL una concezione unitaria dello Stato, una sorta di rifiuto genetico ad ogni ipotesi di divisione del Paese. Secondo errore.
I lavoratori con la tessera della CGIL in tasca che guardano con simpatia all'indipendenza sono il 24,3%, contro il 17,8% della CISL.
Ma il risultato che colpisce di più è quello della UIL, dove gli indipendentisti sfiorano il 27%.
Ancora più pesante [pesante per i romanofili, si capisce - nota] l'aria tra tora tra i confederali del Nord-Ovest: il 40% è d'accordo con la secessione, mentre i loro omologhi del Nord-Est non raggiungono il 30%.
Se secessione è fenomeno di protesta, allora si può affermare che il sindacato non gode di buona salute. La controprova sta in una domandina dichiaratamente insidiosa, che recita più o meno così: "Come reagireste di fronte a un sindacato che non corrispondesse alle vostre aspettive?".
Ebbene, il verbo che riscuote più consensi è protestare (32%), mentre un'altra fetta consistente (28%) preferirebbe lasciare [certo, per iscriversi al SINdacato PAdano - nota], cioè non rinnovare più la tessera.
Conclusione: il sindacato e i suoi iscritti, come ripetono in tanti, sono davvero i difensori dell'unità del Paese? Se la risposta fosse affermativa, non resterebbe che assegnare alla Lega un'altra delle sue vittorie.


Il Sole-24 Ore, 20 febbraio 1998

Mariano Maugeri

 

LA SECESSIONE TRA GLI OPERAI

Opinioni sulla eventuale indipendenza del Nord Italia,
secondo l'iscrizione al sindacato (valori percentuali).

Contrari

Ipotetici

Favorevoli

CGIL

75,7

14,2

10,1

CISL

82,2

13,6

4,2

UIL

73,6

11,3

15,1

Altri

75,3

19,8

4,9

Confederali Nord-Est

70,7

17,3

12,0

Confederali Centro

89,2

8,4

2,4

Confederali Sud

92,0

1,8

6,3


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