SIN. PA. - Il Sindacato dei Lavoratori Padani

 

Ci stanno portando via le "nostre" aziende, stanno cancellando il nostro passato ed offuscando il futuro.

Le fabbriche chiudono, riducono il personale, si trasferiscono (vedi Cantoni, Fimi e Lazzaroni) o addirittura studiano strane fusioni (Ciba + Sandoz) col solito effetto di creare, oltre che una mega multinazionale, quella parola che riduce gli esseri umani a livello di rifiuto (forse riciclabile): esubero, nell'ultimo caso citato ben 260.

Il "costo del lavoro" è il comune denominatore in tutta questa crisi.

Robotizzando al massimo i macchinari, eliminando personale anziano e costoso in cambio di giovani più flessibili e meno retribuiti (contratti di formazione / a tempo determinato / lavoro in appalto) le direzioni aziendali scelgono la strada più semplice per mantenere invariato il proprio guadagno e restare competitivi. E' sicuramente una strada che a lungo andare penalizzerà gravemente i mercati. L'incertezza del lavoro precario crea eccessivi scompensi nel mondo economico-familiare: matrimoni e nascite diminuiscono sensibilmente e nelle sempre più numerose famiglie con entrate incerte gli investimenti vengono fatti solo per necessità imminenti, contribuendo a stravolgere i mercati. Per arginare un commercio che tende sempre più ad acquistare prodotti da paesi dove la manodopera costa infinitesimamente meno rispetto la nostra, occorrono scelte coraggiose ed immediate da parte dei nostri governanti.

Dall'alto del governo piovono tentativi banali di creare posti di lavoro incentivando la rottamazione di motorini ed auto: avranno unicamente l'effetto immediato di portare veloci guadagni da una parte, la solita, saturando il mercato che, in tempi medi, risulterà stagnante, o, peggio, congelato.

Per mantenere inalterato il numero delle maestranze, alcuni sindacati propongono la riduzione dell'orario lavorativo, che purtroppo non incide sul costo del lavoro e nelle piccole realtà diventano quasi unicamente ferie aggiuntive.

La Lega Nord per l'Indipendenza della Padania ed il Sin.Pa. (Sindacato Padano) da tempo propongono di rivedere profondamente il sistema contributivo dei lavoratori dipendenti, infatti la retribuzione pagata dal datore di lavoro finisce per il 63% nelle tasche dello stato. Andrebbero innanzitutto eliminati gli oneri impropri a carico di imprenditori e lavoratori: contributi assurdi come quello per la ormai debellata tubercolosi, o intestato la famigerata GESCAL, oppure i contributi per gli asili nido (a totale carico degli enti locali) o quelli per uno dei tanti enti fantasma l'ENAOLI (ente nazionale assistenza orfani lavoratori).

Andrebbero eliminati inoltre i contributi relativi agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità, ecc.) in quanto - pur riconoscendone l'utilità - siamo convinti che l'intero sistema debba essere rivisto, anche per evitarne l'uso improprio da parte di imprenditori, grossi e piccoli, senza scrupoli. Ricordiamo inoltre che molti lavoratori dipendenti non hanno diritto ad usufruirne.

I sopraelencati contributi impropri da eliminare ammontano a circa il 7% del totale della retribuzione lorda: è questo il primo passo per arginare la recessione e restare competitivi sul mercato.

Il passo successivo è rappresentato dalla creazione delle due monete che porterebbe il nord ad avere una valuta forte con la quale acquistare a basso costo materie prime dalle quali ricavarne prodotti altamente tecnologici. Il sud avrebbe di conseguenza una moneta più debole con conseguente basso costo della manodopera: questo permetterebbe agli imprenditori di investire e quindi portare lavoro al sud anziché esportarlo verso i paesi dell'est o quelli asiatici.

Se la Lega Nord per l'Indipendenza della Padania ed il Sin.Pa. hanno le idee chiare sulla nostra linea politica, non altrettanto chiare sono le idee dei nostri governanti e dei grandi sindacati, tutti tesi a salvaguardare il proprio potere e le proprie poltrone e che non si accorgono che così facendo ci portano via il nostro lavoro, la nostra cultura del lavoro e rendono il nostro futuro molto incerto.

Una cosa non ci possono impedire di fare: non possono impedire al popolo lombardo di sognare, ed il nostro sogno si chiama Padania, un sogno che presto diventerà realtà.

Gruppo Lega Nord per l'Indipendenza della Padania
Articolo per il numero di Maggio 1997 di
CITTÁ di SARONNO

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