A CASSINA

Le famiglie che vi abitavano si sentivano proprio come fossero fuori dal mondo, sia perchè i mezzi di comunicazione erano lenti e le strade ridotte a sentieri poco sicuri, specialmente durante i mesi invernali e nella stagione delle piogge, sia perchè il centro abitato del paese era tutto raccolto attorno alla piazza centrale e quella cascina era praticamente isolata. Quando però scoppiavano improvvisi e violenti temporali estivi, per i contadini che lavoravano nei campi, la sua mole massiccia appariva come un rifugio e la sua torretta una guida ovunque osservabile.

La vicinanza dei boschi permetteva di accedere con facilità alle riserve di combustibile e questa circostanza fu particolarmente propizia nel corso dell' ultima guerra mondiale, quando la mancanza di carbone spinse la gente a radere praticamente al suolo tutti i nostri boschi. La sua distruzione è avvenuta nella più completa indifferenza, forse perchè gli uomini non temono più i temporali e si lasciano guidare da certezze che, quasi sempre, alla fine rivelano una squallida inconsistenza.

Léa granda e viva a nostra cassina,

cont'i camìti e a turéta da madòn,

in fòndu a curti i rhdér e a letrina,

sot'al portigu i gabi di pion.

Sul mesdì, tra i massér in gir al furnu,

ghé un prafhmm da pan gialdu 'pena cotu,

intan che al pozzu i fioeu ai fen ul turnu

a impienì d'acqua fresca ul sidalotu.

A basùa, quan ch'el sù al pica sh a piana,

i donn, a pus daa topia, en fa a niàa,

quatar ball, do ghgi, un bulen da lana,

fen quan che a scena lé ùa da paiagià.

A sidéla dul laci 'pena mungih:

ma ragoldu sul tavar in ca' dadrée,

in quel saùr da panera se perdh

ul sparà d'una frhsta di caraté.

Era grande e vitale la nostra cascina,

con i camini e la torretta di mattoni,

in fondo al cortile il letame e la latrina,

sotto al portico le gabbie dei piccioni.

Verso mezzogiorno, tra le massaie attorno al forno,

c'è un profumo di pane giallo appena cotto,

intanto che al pozzo i figli fanno il turno

a riempire d'acqua fresca i secchi.

Al pomeriggio, quando il sole picchia sulla piana,

le donne, al riparo dal caldo, fanno una riunione,

quattro balle, due aghi (da maglia), un gomitolo di lana,

aspettano fino a quando è ora di preparare la cena.

Il secchio del latte appena munto:

mi ricordo sul tavolo dietro alla casa,

in quel sapore perso

l' ho bevuto nello stesso tempo di una frustata di caraté.

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