Signore e Signori, ecco a voi

IL RAZZISMO DEI DEMOCRATICONI

che si riempiono la bocca di tolleranza e solidarietà
ma che alla fine sono i più intolleranti di tutti,
più razzisti e i più cattivi di tutti
e che istigano a odiare le persone oneste!


Primo esempio:

un volantino dei Verdi saronnesi (1990)

NESSUNO SPAZIO ALL’IMBECILLITA’ RAZZISTA!

E allora eccoli. Da tempo e da più parte annunciati, eccoli.

Forti dell’ultimo successo elettorale, eccoli.

Pronti per la futura campagna elettorale, eccoli.

Eccoli, ella loro prima esibizione pubblica a Saronno, Lunedì 21, quelli della LEGA LOMBARDA.

E’ proprio vero che, passato il gelo degli anni di piombo, in questi caldi anni di merda c’è posto proprio per tutti.

"Per carità, nessun razzismo. Il nostro programma è solo la giusta rivendicazione di una politica federata e decentrata...".

 

No, grazie: siamo abituati a dire pane al pane e vino al vino e, come tale, lasciateci dire cosa è veramente la LEGA LOMBARDA.

Null’altro che uno dei riusciti prodotti di questi anni di ristrutturazione capitalista: gli anni dell’individualismo, del rampantismo, della scalata sociale ai (pochi) posti che contano, costi quel che costi; gli anni della rottura di ogni solidarietà collettiva, di ogni speranza di trasformazione sociale; gli anni in cui desiderare di cambiare, o anche solo tentare di spiegare, o perfino continuare a pensare è aborrito perché decisamente poco post-moderno.

E se si presentano delle (inevitabili) contraddizioni sociali, ecco pronta la soluzione: la guerra tra poveri, scegliendo un nemico vicino, concreto, palpabile, un bersaglio diretto, unico responsabile di tutte le nostre frustrazioni, crisi, insoddisfazioni.

E allora via i meridionali "che non lavorano"; ma continuiamo a non essere soddisfatti. E allora via anche gli zingari "che rubano"; ma le frustrazioni continuano. E allora fuori gli stranieri, via gli arabi, i negri... e poi gli omosessuali, i matti, i tossicodipendenti, i malati di AIDS.

Via tutti quelli che insidiano la nostra tranquillità, via tutti quelli che ci ricordano di cosa è fatto il nostro benessere, via tutti quelli che non amano la nostra modernità fatta di ordine, produzione, automobili e Jovanotti.

No, grazie. In un sistema diviso in classi, continuiamo a pensare che la causa delle contraddizioni sociali sia il profitto di pochi che, attraverso lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, condannano alla miseria materiale e all’infelicità la stragrande maggioranza delle popolazioni.

E di fronte a chi ripropone schemi mentali densi di imbecillità più o meno patinata, dichiariamo la nostra determinazione nel continuare a voler pensare, a cercare spiegazioni, a desiderare cambiamenti e a lottare, collettivamente, per ottenerli.

 

Antifascisti oggi come e più di ieri, antirazzisti come sempre:

Assolutamente NON benvenuta, Lega Lombarda, peste ti colga!

LISTA ALTERNATIVA ECOLOGISTA

E’ facile vedere come gli estensori del presente volantino (predecessori della lista "Una città per tutti") abbiano gravi handicap di comprensione.

Forse la causa è da ricercare nella mente obnubilata dall’assiduo consumo di foglie di cannabis, o forse dall’ideologia marxista palesemente a fondamento dell’analisi sopraesposta e palesemente fallimentare in tutto il mondo e da sempre.

Non osiamo immaginare cosa sarebbe successo se fosse stato un barbaro leghista, invece di un illuminato verde solidale, a scrivere contro un avversario politico "peste ti colga". Cari verdi-fuori-e-rossi-dentro, in questi caldi anni di merda c’è posto anche per voi.


Secondo esempio:

"Nessuno è Straniero" (editoriale di settembre 1996)

TRA PARIGI E IL PO

Nel segno dell’intolleranza quest’estate si è aperta in Europa con il provvedimento del governo francese contro gli stranieri "Sans Papier" cioè sprovvisti di permesso di soggiorno e si conclude con la manifestazione leghista sulle rive del Po. Le urla di rabbia disperata degli extracomunitari parigini, asserragliatisi in una chiesa pur di chiedere asilo e comprensione davanti all’opinione pubblica, forse dovrebbero rimbalzare fino al nostro fiume trasformato in una trincea attorno al quale attirare odi e razzismi ormai non più velati. Che cosa sta accadendo? Le dinamiche delle economie di mercato sono la tentazione di chi si sente forte. Un pezzo di Europa si asserraglia nelle sue mura e vuole dettare legge su chi non ce la fa a reggere il passo, punendolo, assoggettandolo. E la stessa Europa blindata nel profitto di chi comanda che guarda all’altro pezzo di Europa dilaniato e immiserito dai conflitti bellici. Si aspetta che la polvere delle macerie si posi per cominciare con la speculazione i contratti capestro, le ricostruzioni "solidali" che riempiono i forzieri di quanti hanno nelle mani il potere di decidere. E noi che ci facciamo tra le leggi che rendono "nemici" gli immigrati e la penosa volgarità dei proclami Bossiani? Quanta Saronno si ritrova in questi demenziali progetti ed è disposta a tagliare la gente in buoni e cattivi sulla scorta di un’etnia inventata, ma funzionale agli egoismi di chi abbia in essere e non vuole saperne degli altri? Il responso ultimo delle urne cittadine direbbe quasi un elettore su quattro. Forse dal dire al fare c’è di mezzo il mare e non solo il Po. Speriamolo! Noi comunque ci sentiamo ancor più motivati, con l’apporto del nostro giornale e delle realtà di solidarietà senza confini che vi si riconoscono, a costruire idee ed esperienze che vanno esattamente nel senso opposto di quello desiderato dalle autorità francesi e dai barcaioli leghisti.

E’ davvero deprimente chi, ansioso di buttare al vento, per sempre, l’identità e la cultura del popolo in cui è nato e cresciuto, accusa di razzismo persone che mai hanno commesso un solo atto in tal senso.

Non odiamo nessuno, ma ci accusano di odiare. Ripudiamo il razzismo, e siamo oggetto del loro razzismo. Non ci interessano le etnie, e dicono che ne inventiamo una. Non discriminiamo nessuno ma siamo discriminati in casa nostra e, se solo protestiamo, siamo derisi ed insultati da chi, orfano di ideologie assassine e di patrie straniere miseramente fallite, senza aver capito cosa vogliamo e perché, pretende oggi di impartirci lezioni di solidarietà e di civiltà. Ma una solidarietà imposta per legge (e pagata dagli altri) è ancora "solidarietà" o è "qualcos’altro"?

Le loro manifestazioni sono fari di democrazia; quelle degli altri sono preoccupanti avvisaglie totalitarie. Stalin ha fatto scuola.

Non siamo liberi di esercitare legittimi diritti che altri popoli hanno esercitato e pretendono, tappandoci la bocca, di convincerci che SIAMO liberi, sì, totalmente liberi, anzi, fin troppo liberi, sfrenatamente e selvaggiamente liberi di godere PERFINO i frutti del nostro onesto lavoro! La realtà irrefutabile invece è che noi LOMBARDI non possiamo nemmeno approvare una leggina regionale senza il permesso e l’approvazione di Roma, che paghiamo una caterva di tasse per non ricevere adeguati servizi pubblici e che abbiamo tutti un ossessionante socio di maggioranza (U STATU) che ci mangia via più della metà del nostro lavoro! E poi vediamo questi cattocomunisti nostrani inneggiare all’indipendenza di un piccolo popolo sudamericano o asiatico o centroafricano... ed è giusto. Ma sarebbe giusto anche inneggiare alla propria.

Da un giornaletto che fa pubblicità alla "Festa dell’Unità", però, non possiamo aspettarci molte prese di posizione a favore della libertà. Ne sanno qualcosa in Cecenia, in Afghanistan, in Tibet... e in mille altri sfortunatissimi posti della Terra che hanno assaggiato le armi dell’imperialismo rosso (non c’è solo l’imperialismo delle multinazionali).

Paga e taci, somaro lombardo! Per te è pronta l’accusa di razzismo.


Terzo esempio:

"Nessuno è Straniero" (editoriale di novembre 1996)

L’ECONOMIA CHE DIVIDE E LE RISPOSTE SOLIDALI

"Quanti ne vuoi?... Due", così recitavano i bambini di una pubblicità che alcuni anni fa reclamizzava i prodotti Lazzaroni, azienda simbolo di Saronno e che adesso, apprendiamo, viene trasferita. E adesso noi risponderemmo diversamente a quella domanda, chiedendo che tutti i circa 150 posti di lavoro venissero conservati negli impianti cittadini e non soltanto la trentina che la proprietà ha prospettato, dopo che il nuovo impianto sarà aperto in Abruzzo, verso la metà del 1998.

Non vorremmo proprio dover rincontrare i prossimi anni per strada i volti sconfortati dei lavoratori dell’azienda, molti dei quali vedrebbero così ripagata una più che decennale fedeltà all’impresa. Per strada, perché difficilmente potrebbero sperare in un nuovo posto di lavoro visto che in questo sistema economico si invecchia molto in fretta e a quarant’anni non si è più competitivi sul mercato del lavoro.

Un "sistema" che approfitta delle regole del gioco costruite su misura per chiudere impianti e aprirne dove è più redditizio, magari anche grazie a cospicue sovvenzioni, creando sì nuovi posti di lavoro ma distruggendone altri. Facile è allora lasciarsi attrarre da soluzioni "padane" per sperare di conservare ciò che si ha a scapito di chi non ha mai avuto. Più difficile è scoprire che le contrapposizioni che il "sistema" crea sono spesso funzionali allo stesso e a chi grazie ad esso continua a creare i suoi imperi economico-finanziari. "Divide et impera", il "Dividi e Comanda" degli antichi Romani, d’altronde è un concetto che non è mai stato estraneo alle regole del "sistema". [...]

Conforta vedere come i cattocomunisti nostrani riconoscano che i "nuovi" posti di lavoro sono creati distruggendone altri.

Però i loro "anatemi" sono rivolti solo a questo "sistema economico" e non contro le insensate politiche economiche tracciate dal governo di Roma. Si tratta di politiche insensate perché, senza creare nuovi posti di lavoro, subordinano la concessione di finanziamenti a una impresa (in questo caso si tratta di una "media impresa") allo spostamento della sede della stessa in zone più gradite al governo di Roma. Si creano posti di lavoro dove Roma vuole che siano creati; si distruggono "storici" posti di lavoro dove Roma vuole che siano distrutti: questo è possibile, si badi bene, perché Roma tiene in mano i "cordoni della borsa" e può così ricattare chi vuole che sia ricattato, spesso con i soldi prelevati al ricattato stesso.

Non è l’economia che divide: è il governo di Roma che divide. Che anzi ha sempre diviso l’Italia in due: incassare da una parte, spendere dall’altra; spremere gli efficienti, premiare gli inefficienti. Come negare, allora, che Roma sia un potere colonialista e razzista?

Penoso è poi l’atteggiamento lacrimevole dei cattocomunisti nostrani, laddove si dice che le soluzioni "padane" tenderebbero a conservare ciò che si ha a scapito di chi non ha mai avuto. Ma è roba da matti. Poiché si sta parlando della LAZZARONI, dicano i cattocomunisti nostrani: questa azienda, a cui tutti i Saronnesi sono legatissimi, è piovuta dal cielo? E’ germinata spontaneamente dal terreno? E’ stata fondata dal governo di Roma? Dal Re d’Italia? Dal Regno sabaudo? Dall’Impero austro-ungarico? Da Napoleone? Da Carlo Marx? Nossignori! La LAZZARONI è nata e cresciuta con il lavoro, la fantasia, la fatica, la capacità, il senso imprenditoriale e il rischio di persone normali ma animate da immensa buona volontà. Allora diciamolo: abbiamo tutti i diritti e perfino il dovere di conservare quello che è stato faticosamente prodotto e tramandato da chi, senza commettere niente di male, ci ha preceduto.

Questi cattocomunisti nostrani, invece, posseduti ancora dalla furiosa smania marxiana e marxista di collettivizzare i mezzi di produzione, non riescono a capire i grandi valori della libertà e del lavoro: infatti accusano le "soluzioni padane" di essere "a scapito" di chi "non ha mai avuto". Falso: innanzi tutto, tali soluzioni non sono a scapito di nessuno; inoltre, dobbiamo avere il coraggio di dire chiaramente che gli abruzzesi non hanno una LAZZARONI non perché "non hanno mai avuto" ma perché non si sono mai presi la briga di fondarne una, lavorando, rischiando e sudando. Hanno molte altre qualità e cose che noi non abbiamo; però la Lazzaroni ce l’abbiamo noi. Ce l’avevamo noi. Roma ce la porta via. E poi siamo pure egoisti!

Cogliamo l’occasione per precisare che la Padania è più ricca del resto d’Italia non perché privilegiata da Dio, dalla fortuna, dalla natura; non è più ricca perché ha petrolio, miniere d’oro, diamanti a non finire, perché ha banche mafose o perché è un paradiso fiscale. La Padania è ricca perché i padani lavorano... come i negri! Il "petrolio" della Padania è il petrolio di gomito.


Quarto esempio: Cuba dalla A alla Z

("Nessuno è Straniero" novembre 1997)

America.

Bilancio statale.

Che Guevara.

Dollari.

Embargo.

Fidel.

Guanabo.

Habana.

Istruzione.

Jineteras.

Karol Woyitila (questi cattocomunisti nostrani sono così poco "catto" e così tanto "comunisti" cubanizzati da non saper neanche scrivere correttamente il cognome del Papa... e sì che governa la Chiesa da oltre 19 anni!).

Lavoro.

Murales.

Neri.

Omaggio al Che (suona molto simile a "Saluto al Duce!").

Periodo speciale.

Quirot.

Revoluciòn.

Socialismo.

Turismo.

USA.

Vice Premier.

Welfare.

X come Malcolm X.

Yanquis.

Zucchero.

Sarebbe tutto da leggere e da ridere, o da piangere, questa piccola-grande apologia di Cuba e del comunismo sotto forma di alfabeto.

Cuba è il paradiso terrestre: non vi gira un centigrammo di droga, la sanità pubblica assorbe il 21% del bilancio statale, Che Guevara è "l’uomo perfetto" del ventesimo secolo, i bimbi sono felici e nessuno vive per strada, non c’è la disoccupazione con il lavoro di stato per tutti, non c’è razzismo, il suo sistema sociale ci fa vergognare del nostro, e via pontificando.

Peccato che non siano state inserite parole come "ateismo di stato" (il ministro per la religione [cosa ci sta a fare in un paese libero?], Coridad Bello, è ateo), "fame" (la gente ha fame, nel senso che lo stomaco è vuoto, fa burp e non c’è niente da mettere sotto i denti, e nemmeno i soldi per comprare i pochi beni in vendita... prodigi dell’economia cubana, pianificata e razionata), "libertà" (quanti reclusi per motivi politici e d’opinione, arrestati grazie al gran numero di informatori del regime!!!), "persecuzione religiosa" (cristiani incarcerati per avere evangelizzato, chiese domestiche distrutte dalla polizia, pastori sfrattati [le case sono di proprietà statale]; chissà se tutto questo, nel "nuovo corso" della politica ulivista vaticana, diverrà cosa buona e giusta; speriamo che Wojtyla non si "ruinizzi" più di tanto), "regime" (l’industria del turismo fa il pieno di dollari ma solo dopo aver bene "unto" i padroni del vapore, anzi: "il" padrone del vapore; non c’è bisogno di ungere quando le "industrie turistiche" sono direttamente "del" padrone del vapore: lusso agli stranieri, miseria ai cubani), "scarpe" (beni di lusso che i cubani ammirano meravigliati).


Quinto esempio: Turismo pericoloso

("Nessuno è Straniero" giugno-luglio 1998)

[…] Questo tipo di turismo [proposto da tours operators con slogan del tipo "Adventure" o simili], nella maggior parte dei casi ha un impatto distruttivo e fortemente lesivo della dignità e dell'identità culturale di questi popoli che, invece, noi chiamiamo tribali. [...]

Per attutire questo impatto, ecco alcune norme di comportamento che dovrebbero essere seguite da quei viaggiatori che intendono avere un approccio corretto con i popoli tribali.

-1- le terre in cui ci si reca sono di proprietà delle tribù e, quindi, mantenere un comportamento come all'interno di una qualsiasi proprietà privata. Chiedere il permesso al capo villaggio per entrare. Non invadere con prepotenza gli spazi abitati dai tribali. E' una questione di rispetto e di civiltà!

-2- Fare attenzione a non trasmettere malattie. Le difese immunitarie di questi popoli, contrariamente a quanto si crede, sono basse o nulle nei confronti di banali disturbi, come il raffreddore o una semplice influenza. [...]

-3- Remunerare adeguatamente i popoli tribali per l'uso del loro territorio (gite, safari fotografici) e per i servizi resi al turista (guida, permesso di fotografare). Spesso si assiste, invece, a veri atti di prepotenza o a rapine, più o meno velate, nell'acquisto di prodotti artigianali in vendita presso i villaggi tribali. [...]

-4- Le compagnie turistiche dovrebbero svolgere un ruolo di sensibilizzazione, sia nei confronti dei clienti, sia per il proprio staff, per avere un comportamento più rispettoso verso i popoli tribali contattati. [...]

-5- Osteggiare tutte quelle forme di pubblicità che presentano i popoli tribali in modo offensivo, denigratorio o paternalistico. Esempio: uomini che vivono all'età della pietra, poveri selvaggi, ecc.

Non dobbiamo dimenticare che siamo in presenza di popoli che hanno una cultura e dei comportamenti diversi dai nostri; ma la diversità non vuol dire inferiorità.

Siamo d'accordo in tutto, fino alla punteggiatura.

Solo vorremmo che chi viene a vivere da noi, nella nostra terra, usasse un riguardo simile a quello sollecitato dal decalogo sopra riportato.

 

 

"Nessuno è straniero" - il giornale di tutti. Ci diletta della sua presenza dal 1995. Nel principio stampava 1.000 copie. Dal numero 9 (dicembre 1996) ha raddoppiato la tiratura. Col numero 17 (novembre 1997) la tiratura è scesa al più ecologico livello di 1.500 copie; col numero 24 (giugno 1998) è ulteriormente scesa a 1.000. Speriamo che, col tempo, la tiratura scenda sempre di più. Anche perché le finanze del "giornale" non sono proprio fiorenti, anzi: nel 1997 "Nessuno è Straniero" dovrebbe aver speso 4 milioni di lire, ma il contributo dei lettori, fino a novembre, ammontava a 1.677.000 lire. Per il 1998, la spesa dovrebbe ammontare a 3,6 milioni e fino a giugno il contributo dei lettori arriva a 520.000 lire. Escludendo l’introduzione di un "prezzo di copertina" (non solo perché giustificherebbe la proprietà privata, ma anche perché... chi lo comprerebbe?) suggeriamo al Comune di Saronno di sovvenzionare il "giornale" con un piccolo aumento dell’ICI: gli sporchi capitalisti che hanno una casa (anzi: che l’hanno rubata a chi non ce l’ha) devono sopportare almeno il costo della diffusione dei diritti umani.

 


Indice