Intervento dell'on. Mario BORGHEZIO
su:
"RIFLESSI DELLA SITUAZIONE INTERNAZIONALE
SULLA PADANIA DOPO IL REFERENDUM"
Sintesi della relazione tenuta il 2 giugno 1997 a Saronno
presso l'Aula Magna (piena) della scuola "Aldo Moro".
Abbiamo assistito alla reazione scomposta delle Autorità istituzionali: Scalfaro ha
esternato in maniera nervosa e dura, come mai aveva fatto prima.
Si tratta di un'esternazione incostituzionale: Scalfaro ha lasciato al Parlamento e al
Governo il compito di sanzionare comportamenti legittimi, di colmare un vuoto legislativo
con l'unico scopo di colpire atti che la Magistratura italiana non ha ancora potuto
condannare.
Non a caso, l'esternazione segue di pochi giorni il grande risultato del Referendum per
l'Indipendenza della Padania tenutosi il 25 maggio 1997.
Il prof. avv. Ettore A. Albertoni ha scritto un bellissimo articolo (pubblicato su
"la Padania" del 1.6.97) in cui tratteggia molto bene la modernità della
nazione padana nella prospettiva europea delle autonomie funzionali e territoriali,
richimandosi a studiosi del calibro di Emilio Lussu, Gordon Tullock e James Buchanan,
premio Nobel per l'Economia nel 1986.
Noi affermiamo che, il 25 maggio, i popoli padano-alpini hanno rivendicato con forza il
loro diritto a costruire liberamente uno Stato diverso, a loro immagine e somiglianza, nel
loro territorio. La secessione è quell'insieme di fatti politici con cui il popolo si
riappropria del potere costituente. Il 25 maggio abbiamo così vissuto una fase di
passaggio da una statualità vecchia a una nuova.
Scalfaro, durante la sua visita in Lettonia, criticando aspramente l'idea di secessione
della Padania, ha commesso una gaffe internazionale gigantesca: i popoli Baltici, infatti,
hanno potuto riconquistare la loro libertà dal tiranno comunista e sovietico proprio
attraverso l'atto della secessione.
La gaffe italiana in Lettonia è ancora più grande di quella rimediata in Albania, con
l'incrociatore incagliato e con la storia degli Ambasciatori. L'Italia è ormai una
repubblica di "gaffeur".
Stiamo vivendo un'epoca in cui sono nati decine di nuovi Stati in Europa. Questo processo,
che è favorito soprattutto dal crollo dei sistemi comunisti nel 1989, consiste nel fatto
che le cosiddette "nazioni senza Stato" si liberano e ottengono una loro
istituzione statale. E' un epocale ed inarrestabile processo di libertà.
E allora, perché solo il processo di liberazione del nostro popolo padano-alpino deve
essere sistematicamente colpito e criminalizzato, bollato come sovversivo, pericoloso o
addirittura terroristico?
E' vergognoso che proprio il regime italiano, che il terrorismo sanguinario l'ha praticato
sistematicamente, si permetta di bollare come terroristi proprio noi, che siamo gente
tranquilla, pacifica, che non abbiamo mai commesso un solo atto di violenza!
La giornalista Barbara Spinelli, su "Repubblica", ha capito che il nostro
Referendum dimostra che lo Stato nazionale centralistà ormai superato. Lo si vede anche
dal fatto che riscuote molto successo il gesto compiuto dagli otto ragazzi veneti in
piazza San Marco a Venezia, ragazzi forse manovrati, ma sicuramente patrioti generosi.
Quelli di Roma non riusciranno mai a capire lo spirito con cui 5 milioni di persone si
sono recate a votare, senza che fossero chiamate o che guadagnassero qualcosa, nessuno le
chiamasse: per loro, votare, quel giorno, era un normale atto dovuto.
E' giusto dunque che ogni popolo abbia il diritto di scegliere con chi stare e con chi non
stare. Vedrete che derattizzazione ci sarà in Padania: i mafiosi in soggiorno obbligato
torneranno da dove sono venuti.
Riflessione sulla forma di stato. Non dobbiamo criminalizzare i 130 anni di storia
unitaria perché feriremmo i ricordi e la sensibilità degli anziani. Non dobbiamo
disprezzare il passato, piuttosto dobbiamo pensare in positivo, esaltare il valore della
libertà.
Via le polemiche verso l'album di famiglia degli italiani. Liberiamoci dagli impedimenti e
dalle costrizioni, ma senza disprezzare il sistema che è stato, senza rinnegare il
passato.
La centralizzazione dei poteri ha permesso disastri immensi. Noi affermiamo che il potere
nasce dal basso, che gli organi grandi non devono soffocare la vita e l'autonomia di
quelli piccoli. Semmai sono quelli piccoli, più vicini alla gente, che esercitano il
controllo su quelli grandi.
Il nostro nemico è soprattutto l'omogeinizzazione, la dissoluzione delle identità
locali, triturate in un impasto orrendo sempre più grande e mondialista.
In trent'anni abbiamo assistito, impotenti e angosciati, alla dissoluzione delle nostre
lingue locali, delle abitudini, delle tradizioni, del folclore, delle culture, delle
gastronomie... Chi, trent'anni fa, ai tempi delle cascine, ai tempi in cui tutti si
aiutavano, avrebbe potuto immaginare le piaghe odierne come la droga?
Chi avrebbe immaginato gli zingari, il racket o la mafia? Secoli e secoli di cultura
popolare padana si sono sciolti in trent'anni! E che dire dei corpi intermedi di cui la
società di una volta pullulava? Era tutto un sistema di libertà e di garanzia delle
libertà, in cui trovavano posto e rispetto numerose associazioni, mutue, gruppi,
circoli... Un mondo purtroppo tramontato, speriamo non per sempre!
Perciò mi ha fatto molto piacere vedere tanti giovani votare al referendum, perché vuol
dire davvero che non tutto è perduto. Proprio i giovani padani sono discriminati dal
sistema delle leggi e dei regolamenti italiani che favoriscono e privilegiano
sistematicamente i giovani del sud, provenienti da diplomifici e laureifici. Lo abbiamo
visto anche con la storia del cosiddetto "prestito d'onore", a fondo perduto,
riservato ai giovani del sud.
Per la Padania è vitale l'appartenenza all'Unione Europea. L'Europa infatti non sarà
più quella degli Stati, ma quella delle regioni e dei popoli. Delle libertà. I popoli
padano-alpini si sentono fratelli innanzitutto degli altri popoli alpini, di quelli cioè
che stanno al di là delle Alpi. A Roma non riescono a capire che le Alpi non sono un
confine tra il mondo del tricolore e i nemici, per noi le Alpi non sono MAI state un
confine!
Ernesto Galli della Loggia, scrivendo sul Corriere della Sera, ci ha definito
"non-italiani": Bene! Scalfa si adegui! Ne tenga conto, lui e i suoi amici che
si nutrono di ingiustizie e di misteri (al Ministero dell'Interno ci sono ancora 150mila
fascicoli riservati pieni dei misteri della storia d'Italia).
Un sociologo serio come Ilvo Diamanti, sul Sole-24 ore di ieri, ha riconosciuto che il
Referendum del 25 maggio ha svelato la rilevanza politica dell'enorme consenso sociale di
cui gode l'idea di secessione. La cosa è ancor più importante in Italia, dove, a
differenza delle nazioni civili, il referendum propositivo non è ammesso (e anche quello
abrogativo non gode buona salute).
Al Referendum c'erano molti osservatori internazionali. Molti erano dichiarati, erano
parlamentari di nazioni europee. Molti altri erano in incognito: consoli, rappresentanti
di movimenti indipendentisti europei. Per tutto il mondo, ormai, il "nord
Italia" si chiama "PADANIA". E' questa la cosa che, più di tutto, ha
preoccupato Scalfaro e l'establishment romano. Ormai l'idea della secessione non ' più
circoscrivibile.
Niente può fermare la Padania. Non bastano le leggi fasciste, non bastano le leggi
Scelba, non bastano neppure le leggi contro il terrorismo. Adesso Scalfaro vuole che il
pugno di ferro della Magistratura si abbatta sulla Lega!
E' proprio vero che l'Italia è insaziabile di vergogne nazionali: non bastano le stragi
impunite, i servizi deviati, la legge Salvaladri, il debito pubblico di 2.800.000
miliardi, non basta l'INPS senza più una lira, non basta il "pacchetto Flick"
con cui il furto aggravato e lo spaccio di droga sono depenalizzati. Non basta tutto
questo, vogliono anche mettere in galera i leghisti e i patrioti padani!
La Padania non è una cosa virtuale. E' una vera nazione, una comunità di popoli che
abitano un territorio di importanza cruciale, al crocevia dell'asse Nord/Sud con l'asse
Est/Ovest. Siamo forti e competitivi pur avendo alle spalle uno Stato sprecone che preleva
moltissimo e non investe nella ricerca. Noi padano-alpini ormai vogliamo uno Stato che ci
lasci solo vivere e lavorare in pace! A Saronno ne avete l'ennesima conferma.
Noi padani siamo i figli dei figli di chi questa terra ha coltivato per secoli! Di chi
queste città ha costruito! Di chi ha fatto capolavori come il Duomo di Milano e il Duomo
di Monza!
Padania Libera!
(La serata si conclude con cori euforici e irrefrenabili:
Pa-da-nia, Pa-da-nia...
Bor-ghe-zio, Bor-ghe-zio...
Chi non salta italiano è...).